Riccioli d'Oro nelle Fiandre

Riccioli d’Oro nelle Fiandre

Quando, alla tenera età di 18 anni, il fiammingo medio lascia l’ovile materno per l’università, si trasferisce per la settimana corta nella più vicina città studentesca. Lì si apre per lui una nuova fase della vita, l’attesissima stagione del kot.

Che cosa è il kot

Definiamo ‘kot’ una struttura a metà fra il dormitorio, l’ostello e il collegio, dove il giovane pargolo possa sentirsi protetto ma non buttato in pasto alla fiera vita adulta, essendo dotato di cameretta singola ma cucina in comune. Siccome nel kot ciascuno ha la sua stanza e una cucina minimale dotata di microonde con pane fresco sempre a disposizione, la formula costituisce, in poche parole, il primo passo verso l’indipendenza adulta, poiché garantisce confini sicuri e allontana tutto il sottobosco di problemi di chi si appresta alla vita adulta: sub-affitti non pagati, proliferazione di blatte e feste clandestine, piantine di marijuna e parties selvaggi. Tutti temi ben noti allo studente fuori sede italiano e a conseguentemente ai locatari.

It’s kot season!

Originariamente creato per rendere il passaggio fra la vita adolescenziale e la vita giovanile vera e propria un po’ meno doloroso, in realtà il kot per le giovani matricole è sinonimo di sbronze colossali, sperimentazioni culinarie, incontri clandestini. Tuttavia, quello che solitamente stupisce il forestiero, è che tale struttura a volte sia ad accesso riservato alle persone dello stesso sesso, quando non dal coprifuoco.

È così che, non appena terminato l’anno scolastico, noterete carovane di famiglie che assaltano le città universitarie in cerca dei tipici cartelli “affittasi kot”; tali gruppi si muovono silenziosi come spie russe nella guerra fredda e localizzano, rapidi ed efficienti, la struttura migliore. Attenzione: la migliore non è quella più sicura e nemmeno quella più vicino alla stazione, ma quella di cui sarà stata più convincente la “kotmadam”.

De Kotmadam

La Kotmadam è l’equivalente della gattara italiana, solo che non ha i gatti e ha notoriamente un gentile piglio hitleriano. Signora in genere sulla sessantina, corpulenta, rigorosamente zitella, sulla carta ha il ruolo di “portinaia” del condominio, ma di fatto assurge al rango di “supervisora di qualunque dettaglio della vita privata dei kottari”. Elenchiamo di seguito le sue mansioni:

  • selezione di estranei all’ingresso del kot- leggasi possibili partner.
  • controllo delle regole della sana convivenza civile -leggasi: niente scrocconi di pane, niente donzelle succinte, niente droghe.
  • esecuzione delle pulizie delle stanze- leggasi: l’ispettrice della vita sessuale dei kottari.
  • sorveglianza del coprifuoco- leggasi: etilometra.

In pratica è marescialla della mondanità, inquisitrice dell’oggettistica, pettegola più informata di un Alfonso Signorini sull’ultimo fidanzato di Belen Rodriguez. In confronto, Alessia Marcuzzi conosce meno dettagli sui partecipanti della casa del Grande Fratello.

Promiscuità nel kot

Joris ancora mi racconta della sua leggendaria kotmadam degli appostamenti che la signora faceva dietro la porta della cucina: con abilità felina cercava di capire dal rumore dei passi sulle scale se qualcuno stesse scendendo a cena, per poi farsi casualmente trovare in cucina per poter tempestare il malcapitato di domande invadenti e controlli furtivi. Guarda caso, nella settimana in cui lei era di corvées per le pulizie, si assisteva alla sistematica sparizione di caramelle e di cioccolatini dai cassetti personali. La signora Marie era poi teneramente (e nemmeno troppo velatamente) sensibile al fascino del corpo maschile. Ne diede prova quella volta che irruppe nella camera di uno dei giovani più prestanti del kot, dopo che il malcapitato aveva introdotto furtivamente una fidanzata la notte prima: al mattino, al bussare insistente della kotmadamesulla porta, il poveretto aveva distintamente urlato: “NON entri, Marie!”

Naturalmente lei entrò trionfante, cogliendo la coppia seminuda in atteggiamenti non molto equivoci. 

Epica fu la sua angelica risposta: “Ops, avevo capito ENTRI!”.

Ancora oggi non è chiaro se il suo fosse un maldestro tentativo di avvistare qualche centimetro di virilità in più, o se sentisse il bisogno di controllarne con mano la misura.

Si sa mai che non rientrassero negli standard del kot.

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