Riccioli d'Oro nelle Fiandre

Riccioli d’Oro nelle Fiandre

Gewone koffie

Un belga entra in un bar italiano per un caffè.

“Vorrei un gewone koffie. 

“Vuole un espresso?” 

“No espresso, un gewone, semplice” 

“Ah, questo qui è straniero. Allora le faccio un lungo.

“No, un caffè gewone, un “normale”! 

“Allora le do l’acqua calda così se lo allunga lei.

“No lungo, normale…”.  Il Belga Medio mima la quantità, usando il pollice e l’indice per realizzare una C con le due dita, a indicare la quantità gradita in tazzina. Lo spazio fra le due dita è MOLTO ampio.

“Ma se non vuole l’americano allora gli faccio un doppio, a questo qui…” 

“Doppio no, troppo straf, forte! Il vostro caffè italiano è già straf!” 

“Beh, è un doppio…

“Un espresso con la crema di latte.1 

“Ma allora vuole un latte macchiato?” Il barista mima con entrambe le mani una lettera che più che una C sembra una T, ovvero un beverone. Alla perplessità del belga, per cui improvvisamente il caffè da minuscolo è diventato un frappè, il barista sciorina tutte le opzioni possibili.

“Vuole un macchiato caldo? Un caffè corretto? Un mocaccino? Un caffelatte? Lo vuole con una spolveratina di cacao? Basta che non mi chieda un cappuccino, che sono già le quattro!”

Ed è lì che il belga medio timidamente confuso si illumina, spalanca gli occhi e proclama a gran voce:

Cappuccino, sì!”.

Non può che finire con un barista che impreca contro l’abitudine barbarica di ordinare un cappuccino fuori orario, e con il belga che si lamenta di quanto il caffè italiano sia troppo corto, e che al posto del biscottino ci sia quell’inutile bicchierino d’acqua gassata.

 

Ordinare un caffè in Belgio

Un italiano entra in un bar fiammingo per un caffè.

Ik zou graag een koffie willen, alstublieft”, dice tutto fiero, d’un fiato.

Probabilmente gli è uscito l’equivalente dello scioglilingua “tigre contro tigre”, sbiascicato con una mentina in bocca e la erre moscia. Di conseguenza, la risposta sarà l’indicazione per la toilette. Perchè riuscire a farsi capire è davvero la cosa più difficile dell’operazione “prendiamo un caffè al bar”.

Intanto: i “bar” non esistono. Ci sono i pub, o i baracchini da asporto tipo Panos. Fine della storia. Per contro, la complessità fono-sintattica è compensata dalla semplicità disarmante della scelta.

In Belgio, un caffè è semplicemente un “gewone koffie”. Letteralmente: “un caffè abituale”. Non esistono simpatiche varianti: prima vi abituerete alla monotonia, meno dolorosi saranno gli intermezzi su Youtube, ogni volta che parte la pubblicità di Lavazza. Perché Youtube lo sa, che voi soffrite.  

Il biscottino!

Il gewone koffie sarà sempre e ovunque un liquido color steppa dell’Indonesia (per tonalità) all’aroma di foresta pluviale (per quantità d’acqua). La carica di questo caffè equivale, naturalmente, a quella di un Pocket Coffee o di una Zigulì al guaranà, dopo che avete guidato da Milano a Gallipoli senza sosta: è un simpatico e inutile diversivo, a cui non credereste nemmeno sotto effetto placebo.

In Belgio questi 50 ml di liquido marrone scuro vengono serviti in una tazza ordinaria di mezze dimensioni e sono accompagnati da un biscottino monoporzione al sapore di Speculoos. Al massimo, potrete insaporire il tutto con uno spruzzetto di cremina, una sottospecie di latte condensato in mono porzione. Signori e signore, ecco a voi il massimo di personalizzazione di gewone koffee, il caffè “normale”!

Il Belga medio ne beve a colazione, al brunch, in pausa, nel thermos, alle macchinette, col panino. Ingerendone, in media, un litro al giorno, ma rimanendo fermamente convinto del fatto che “il caffè italiano è troppo forte”. 

Siete a pranzo a casa dei suoceri? Ecco, al massimo potrebbero chiedervi se gradite un goccio di latte vero al posto della cremina, ma scordatevi di pasteggiare con acqua: non potrete sfuggire al caffè, riproposto a ogni pietanza.

Siete alle macchinette automatiche? Occhio a non scottarvi con il bicchiere in plastica.

Siete in una riunione di lavoro? A un certo punto farà la sua comparsa un thermos grigio, da cui fuoriesce del fumo copioso che neanche il kalumè del Brucaliffo. La temperatura del caffè qui si aggira fra i 4 e i 5000 gradi.

Siete al Colryut? Leggete qui quello che accade. 

Voi novelli emigrati allora starete pensando: “Ma io chiedo un espresso, li frego tutti”.

Provateci pure, miei giovani, ingenui expat.

Nel migliore dei casi avrete pagato un paio d’euro in più, e bevuto il fondo bruciato di un caffè tostato al momento. Nel peggiore, avrete solo pagato un paio d’euro in più per la metà del liquido.

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