Riccioli d'Oro nelle Fiandre

Riccioli d’Oro nelle Fiandre

Les Frites, c’est chic!

Les Frites, c’est chic!

Al frietkot

La scena si svolge più o meno così.

Entrate. Venite investiti da una ventata di calore e da un odore di fritto che vi fa ambientare subito: il servizio sarà veloce, ma non abbastanza da evitare  che abiti e capelli ne portino l’olezzo quando uscirete. 

Ordinate. Il commesso ripete l’ordine all’inserviente, in genere donna: molte famiglie trovano ancora il business nei frietkots. Lei misurerà la quantità di patatine richieste nell’apposito contenitore (grande, medio, piccolo); lui afferrerà le patatine precotte, giacenti su una specie di mensola di alluminio, le getterà nel mare della friggitrice. Mentre sfrigolano, vi delizierete con tutte le stranezze che il frietkot espone.

Mica solo patatine!

Crr crr crr

Le patatine sfrigolano felici, tuffate in un oceano di grasso.

Notate che sul balcone giacciono spiedini più o meno rosseggianti, alette di pollo, crocchette di pollo, dita di pollo (mi hanno assicurato che sono solo polpettine impanate, lunghe quanto un dito, ma diciamo che sarei pronta a scommetterci il mio di dito, se si trattasse davvero di solo pollo…). Hamburger, costoline, wurstelini e wursteloni: tutto rigorosamente impanato. Alla ‘frituur’ vi impanerebbero anche il portafoglio che voi non ve ne accorgereste: notereste solo che il colore dell’impanatura varia in una gradazione misteriosa fra il giallo indiano e l’arancio zucca. E poi ci sono quei chili e chili di cipolla affettata che giacciono intermi, pronti a essere sciorinati a mò di condimento su ciascuna di queste pietanze, come zucchero a velo su una crostata… misteriosa perdizione belga, che promette aliti profumati e nottate scoppiettanti. 

Vorrei delle “French” Fries..

Scrinch scrinch scrinch. 

È il rumore del triplo salto carpiato della patatina, saltata nella ciotola con un tuffo da gamberetto.

 Avete deciso, ordinate delle “French fries”. Ecco. Non c’è cosa che faccia infuriare un fiammingo più di quell’aggettivo: “French”. Pronunciate queste parole, e state sicuri di scatenare uno tsunami.

Le patatine fritte NON sono francesi! rivendicherà rabbioso il venditore. Consiglio: meglio non addentrarsi MAI nell’ennesima débâcle linguistica belga: prima fiamminghi e valloni si litigavano le università, oggi l’orgoglio nazionale passa attraverso 8 cm di tubero fritto.

Bene, se riuscirete ancora a farsi servire, sappiate che il vostro grado di integrazione si misurerà in base a quello che ordinerete al frietkot. Ordinate French Fries? Turisti. Ordinate un saté? Siete sulla buona strada. Volete stupire il fiammingo di turno? Chiedete senza vergogna una ‘Groot Frietjes alstublieft, met kruiden’: avete appena chiesto delle patatine speziate. Già, perché un elemento fondamentale della cucina fiamminga sono proprio le spezie: quali, nessuno lo sa. Non c’è, come per le altre nazioni, una spezia identificativa. Si tratta di mix come ‘Chili en paprika’(piccante) ‘Kipkruiden’ (spezie per il pollo, a base di pepe), Pepermix (miscela di pepe, sì il pepe è un elemento fondamentale della cucina belga). Concludendo, tutto ciò che è un po’ piccante e non ben identificabile è qualificato come “spezia fiamminga”. Si vede che la nazionalizzazione in ambito spezie è una costante: come quella volta che Joris mi chiese di portargli le famose “autentiche spezie italiane” dall’Italia. 

Carne da macello

Flush flush flush

Il fruscìo del sale tritato e sgranellato finemente a cascata…

Ordinate fricandelles? Siete masochisti, chissà che c’è dentro! Un triangolino? Non volete sapere quale sia il misterioso ingrediente del mix di carote, cipolla e pasta morbida. E ancora garnaalkroketten, crocchette di gamberi, bitterballen, letteralmente “le palline amare” (misteriose crocchette di carne lessa), curryworst, “wurstel al curry”, meglio ancora se nella variante “speciaal” (pollo, macinato, uovo, pangrattato, aglio e cipolla mixati insieme con aggiunta di ‘spezie fiamminghe’). Ordinate una boulette? Siete certamente valloni sotto copertura.

Salse is the new ambrosia

Squiz squiz squiz

La salsa spremuta dal dispenser, come una spuma di gel sulla permanente appena fatta.

Mentre siete ancora imbambolati nel capire se mai vi lancerete al di fuori del vostro “una frite e basta” (ordine che, fra gli amici, vi stanerà subito come neoimmigrati: “ma come, per te niente carne?”, e voi non sapete proprio come dirglielo che il nome “carne” vi sembra un po’ generoso), ecco il momento più bello dell’esperienza: quello in cui l’inserviente scola le patatine nell’altro cesto, fa sgocciolare (ma non troppo) il grasso in eccedenza, le riversa in un grande paniere a forma di cono, le fa saltare ancora quattro o cinque volte nel sale. Il suono dell’attrito delle patatine a contatto con l’alluminio produce una musica unica per le orecchie, e l’effetto setaccio che vi farà sbavare fino a casa. 

Un cono è per sempre

Craft craft craft

Lo sfrigolio della carta che avvolge generosamente la vaschetta, pronta per essere portata via, come l’incarto di un meraviglioso mazzo di fiori.

Bene, siete pronti: prelevate il vostro ordine dal banco. Attenzione però: le patatine scottano, quindi afferrate con cautele il sacchetto, appositamente bucherellato affinché il calore non le afflosci. Se avete scelto l’opzione da passeggio uscirete col famoso cono. Che aspettate? Avete già riempito i ciotolini di salsa samurai, curry ketchup, pepersaus, tartara, americana, all’aglio, al barbecue? Ah non sapevate di poterscegliere fra così tante? Beh, troppo tardi…. 

Infine, non fa alcuna differenza quale misura di frietes avrete ordinato: saranno sempre troppe. Leggenda narra che a un italiano che riuscì a finire la sua porzione di grote frites sia comparso Obelix in persona, a profetizzargli l’imminente occlusione delle coronarie.

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